Goodmorning 11.06.10

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Confesso di essere rimasto colpito dal libro “Venice: A monograph – The print and process” di David DuChemin più per l’idea che ne sta alla base che per le foto che contiene, pur molto apprezzabili. Venezia, d’altra parte, è una delle città più fotografate al mondo ed è difficile se non impossibile fare qualcosa di diverso, uscire dalla normalità degli scatti. Ecco dunque che l’attenzione passa su ciò che viene dopo le foto, ovvero la descrizione dettagliata, completa di dei dati di scatto, di come ogni singola immagine è stata ripresa. Non solo, dunque, una bella monografia di Venezia, dei suoi luoghi più e meno famosi, dei ponti e delle gondole, ma anche una interessante guida che aiuterà sicuramente i meno esperti che saranno interessati a questo o a quell’effetto. Il libro, in formato PDF, può essere facilmente acquistato online (nell’articolo è anche presente un codice sconto), e può essere visualizzato su praticamente qualsiasi supporto elettronico (iPad compreso, per chi ce l’ha). [A.B.]

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La fotografia di paesaggio è una delle più semplici eppure più complesse pratiche. Semplice perché, solitamente, si trova un bello scorcio, magari da una collina od una montagna, ma anche da un edificio che svetta sul resto, si posiziona la fotocamera (magari su un cavalletto) e si scatta. Eppure non è un caso se uno dei più grandi maestri della fotografia, nonché “inventore” del Sistema Zonale, Ansel Adams, dedicasse intere ore di cammino e di preparazione solo per prendere una singola immagine su una lastra di grande formato. PopPhoto cerca dunque di riassumere qualche piccolo consiglio che probabilmente non vi farà raggiungere gli stessi risultati di Adams, ma vi eviterà sicuramente qualcuno dei più diffusi errori che vengono commessi nello scattare una fotografia di paesaggio. [A.B.]

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Il libro “L’atto fotografico“, dello studioso Philipphe Dubois e recensito da Photo4u, è una dissertazione analitica, storica e filosofica su ciò che è l’essenza della fotografia. Un libro piuttosto complesso, così come la recensione, che va studiato più che letto, che giunge a conclusioni a tratti sorprendenti, seppure per molti versi superate dalla odierna fotografia digitale. Il punto di partenza, nonché pilastro basilare di tutta l’opera, è infatti ciò che differenzia la fotografia dalle altre arti che la rende effettivamente uno specchio della realtà (anzi, molto di più): nella fotografia, infatti, è lo stesso soggetto ad impressionarsi sul supporto sensibile, è la luce da esso assorbita e riflessa a creare l’opera, mentre nella altre arti è l’artista a creare con le proprie mani l’opera. Da questo, Dubois indaga sul rapporto tra opera e soggetto, ma anche sull’atto stesso del fotografare, sviluppare, esporre, osservare. [A.B.]

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