Fino a poco più di sei mesa fa, gli utenti Canon che desideravano un tele-zoom avevano l’imbarazzo della scelta, tra l’ottima serie 70-200mm f/4 (stabilizzato e non) che privilegia leggerezza e massima nitidezza, ed il 70-200mm f/2.8 (anche quì in versione stabilizzata o “liscia”), che a fronte di un peso e dimensioni nettamente maggiori, garantiva un’ottima luminosità ed uno sfocato eccezionale, pur perdendo un po’ quanto a nitidezza dai fratelli minori. Il Canon 70-200mm f/2.8 L II USM IS, unisce invece le doti di nitidezza con quelle di grande aperture, includendo inoltre l’ultima evoluzione dello stabilizzatore ottico fino a 4 stop. La nitidezza è infatti già ottima da tutta apertura, con un leggero calo ai bordi oltre i 135mm. Qualche problema in più sul sensore più grande della 5D, ma comunque con risultati di gran lunga superiori a qualunque concorrente. Analogo comportamento per la vignettatura, quasi assente sulla 20D e comunque ben controllata sulla FullFrame. Aberrazione cromatica e distorsione raggiungono valori tipici per obiettivi di questo tipo, ovvero a livelli molto bassi. Tutto questo è incluso in un barilotto dall’ottima costruzione, con un autofocus veloce e silenzioso ed uno stabilizzatore allo stato dell’arte. L’unica cosa che frena tutti quanti ad ordinarne almeno uno è, purtroppo, il prezzo, decisamente elevato per un amatore. [A.B.]
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The Big Picture ci aggiorna sulla situazione della perdita di petrolio dalla piattaforma situata nell’Oceano antistante la Louisiana. E’ interessante notare come i danni causati dal versamente (40 miliardi nell’ipotesi più ottimistica) siano di gran lunga inferiori alle perdite causate dalla mancata estrazione di quello stesso petrolio, meno di 500 milioni. L’aiuto dei pescatori locali, assunti, a causa dell’impossibilità di pescare il pesce, per limitare i danni e dei molti volontari venuti da ogni parte della nazione possono poco contro i danni causati dal petrolio, anche se sono molti gli animali salvati e ripuliti dalla sostanza oleosa. [A.B.]
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La Manfrotto School of Xcellence è una via di mezzo tra iniziativa culturale e efficace marketing virale. I corsi, i tutorial, i video ed i seminari in diretta, infatti, mirano a far conoscere ad un’ampia schiera di studenti (dilettanti, amatori ma anche professionisti) le varie tecniche di ripresa e di illuminazione, grazie all’aiuto di veri e propri guru della fotografia. Ovviamente gli strumenti e gli accessori utilizzati, che sono in gran parte il centro focale dell’apprendimento, sono proprio della famiglia Manfrotto, ovvero oltre ai cavalletti ed alle teste della casa italiana troviamo anche materiale di Gitzo, Litepanesl, Kata e Lastolite. Una guida all’acquisto ed all’uso, dunque, ma comunque una risorsa didattica di alto livello. [A.B.]
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E’ da poco iniziata a Milano una mostra doppia, dedicata a due grandi autori stranieri, Phil Stern ed Erwin Olaf, entrambe presso la Fondazione Forma. “Sulla Scena”, del fotografo americano, è dedicata ai grandi divi del passato di Hollywood, come Frank Sinatra, Dean Martin, Alfred Hitchcock, Marlon Brando, James Dean e Marilyn Monroe, mentre “Vite Private” è un sunto delle ultime serie realizzate dall’artista olandese, con uno stile molto cinematografico. Entrambe le mostre sono le prime personali dei due fotografi, quindi a maggior ragione sono da non perdere. [A.B.]
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Annunciati i vincitori della settima edizione del Premio Ponchielli, un concorso dedicato alla pubblicazione di progetti specifici e ricercati, con una motivazione ampia ed approfondita. Il vincitore assoluto è stato Andrea Di Martino con il progetto “La messa è finita. La rinascita delle chiese sconsacrate in italia”, mentre altre menzioni d’onore sono andate ai fotografi Simone Donati, Daniele Dainelli e Riccardo Venturi. Il libro dell’anno è stato invece proclamato “Dedicated to women of Kyjov”, di Miroslav Tichy. [A.B.]
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Il viaggio-progetto “Fourlines” è come sapete già terminato da alcune settimane, ma l’iniziativa non è certo terminata. Il materiale prodotto durante i lunghi giorni di viaggio nelle terre del nord Europa è stato infatti rielaborato e riorganizzato per creare diverse mostre ed altre iniziative, tant’è che una prima intervista con alcuni degli scatti (già postati sul blog) sta per essere pubblicata sulla rivista Wait (già visionabile sul web, però…). Diversi contributi, inoltre, stanno arrivando dai vari fotografi (prima fra tutte, Ines) che hanno ospitato i quattro viaggiatori, nonché fatto loro da Cicerone nei più bei luoghi dei loro paesi. [A.B.]
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WSP ci descrive il lavoro “All’Est dell’Est”, del fotografo francese (ma di chiare origini slovene) Klavdij Sluban, che ha creato una sorta di diario di viaggio, per descrivere i paesi dell’Est a chi li ha solo sentiti nominare in TV. Le sue fotografie sono davvero toccanti e le atmosfere molto evocative, con emozioni condivise da tutti quelli che hanno potuto visitare, oggi o all’epoca della Guerra Fredda, quei posti così diversi dai nostri. Questo lavoro è presente ad Atri (TE), presso il Palazzo dei Duchi d’Acquaviva, nell’ambito dell’iniziativi Reportage Atri Festival. [A.B.]





